{"id":1388,"date":"2025-06-19T07:53:33","date_gmt":"2025-06-19T05:53:33","guid":{"rendered":"https:\/\/ninogentile.com\/?p=1388"},"modified":"2025-06-19T07:53:34","modified_gmt":"2025-06-19T05:53:34","slug":"lidia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ninogentile.com\/index.php\/2025\/06\/19\/lidia\/","title":{"rendered":"Lidia"},"content":{"rendered":"\n<p>Lidia, l\u2019ho conosciuta un gioved\u00ec di luglio nel 1963, alle 7 e 45 del mattino.<\/p>\n\n\n\n<p>Ciao Mamma. Tutto \u00e8 compiuto. Sono in treno e ritorno a casa da mia moglie e dai miei figli. E tu mi dirai: \u201cSalutami tua moglie e i tuoi figli\u201d, come mi ripetevi tutte le volte al telefono nelle nostre telefonate giornaliere. \u00c8 il 17 giugno e ti scrivo perch\u00e9 i ricordi mi accompagnino in questo triste viaggio anche se so che non la potrai leggere. Il libro invece, Stazione di Torino Rebaudengo Fossata lo hai letto. E mi hai anche fatto i complimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei aveva 22 anni e ne avrebbe compiuto 23 l\u201911 ottobre, precisamente tre mesi dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi trovavo da quel momento sulla terra a Barcellona Pozzo di Gotto, ridente (una volta ahim\u00e8) localit\u00e0 della costa tirrenica del messinese tra due bracci, Capo Milazzo e Capo Calav\u00e0, e di fronte le stelle.<\/p>\n\n\n\n<p>Via Giovanni Prati 63. Ah i numeri. 63, il numero civico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>\u201cPer le vie deserte, in doloroso<br>abito bruno e con vel sugli occhi<br>passa la bella Edmenegarda \u2013 e a questo<br>lume degli astri si raccoglie in una<br>Romita barca e con le sue memorie<br>vaga piangendo. Misero! che speri<br>se ti percote Iddio?\u201d \u2026 [EDMENEGARDA \u2013 canti cinque di G. PRATI]<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Al terzo di una palazzina a tre piani che si affacciava sul passaggio a livello di Via Ugo di Sant\u2019Onofrio, perch\u00e9 la stazione era a due passi e la strada ferrata divideva in due la cittadina dei due torrenti: il Longano e l\u2019Idria.<\/p>\n\n\n\n<p>Sopra solo la terrazza, che era il mio circuito delle prime pedalate e dei panni stesi, delle prime feste di compleanno: potete capire l\u201911 luglio che caldo faceva in casa a Barcellona Pozzo di Gotto in Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p>La mamma mi portava quando doveva fare il bucato oppure quando veniva la \u201cSignora Bionda\u201d a cardare la lana dei materassi per la pulizia estiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto l\u2019officina di Bonanno e Molino, strettamente in ordine alfabetico. Oggi ci \u00e8 rimasto Nicola, mentre Domenico e i suoi fratelli sono dopo il passaggio a livello, che per\u00f2 nel frattempo \u00e8 stato sostituito da una rotonda. La strada ferrata non c\u2019\u00e8 pi\u00f9: \u00e8 un nastro d\u2019asfalto che corre da est ad ovest. Hai tempi in cui fu cambiato il tracciato della ferrovia e fu posto il doppio binario avrebbe dovuto diventare una sorta di super strada interna. Prima o poi le cose accadono gi\u00f9, nella mia cittadina natia e in tutto il sud d\u2019Italia. Non c\u2019\u00e8 fretta. Come il ponte sul torrente Mela! Per quello sul torrente Longano crollato il 22 novembre del 2011 ci sono voluti 11 anni. Chiss\u00e0 se questo record resister\u00e0? Ah, ah, ah, penso al ponte sullo Stretto di Messina: \u201cmancu li cani\u201d!<\/p>\n\n\n\n<p>Nicola l\u2019ho salutato prima di partire. Domenico e suo padre il giorno stesso che sono arrivato. Non ho avuto il coraggio di aspettare Mariella, \u201cMarabella\u201d cos\u00ec la chiamavo da piccolino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il treno ha ripreso il suo percorso uscendo dalla stazione di Battipaglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Avr\u00f2 tempo di pensare al film della mia vita con lei che si \u00e8 interrotto alle 17 dell\u201911 giugno.<\/p>\n\n\n\n<p>Io e Marta avevamo prenotato il biglietto per il 23 giugno: siamo arrivati in ritardo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultima volta era stato da lei qualche mese fa, prima di Pasqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Amen! E cos\u00ec sia. Non ho nessun diritto di gridare al mondo che \u00e8 un\u2019ingiustizia. Il buon Dio ha tanti grattacapi dal Nilo a destra e a sinistra, in gi\u00f9 e in su. La gente, i bimbi, muoiono senza alcuna ragione. O meglio una ragione c\u2019\u00e8: la ragione dell\u2019avidit\u00e0, dell\u2019egoismo. Ma fate pure voi con i sostantivi del caso. Come posso pretendere che abbia potuto accorgersi di Lei. Oppure si. Oppure se n\u2019\u00e8 accorto ed ha preferito che non soffrisse perch\u00e9 gi\u00e0 tanto le era toccato di fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Su Via Giovanni Prati, di fronte, una costruzione bassa all\u2019inizio della via, che definirei quasi un monolocale. Era l\u2019officina \u201cdu Ziu Mariu\u201d, l\u2019officina di riparazioni auto di Mario Palladino, il fratello dello Zio Edoardo, marito di Angelina la sorella di pap\u00e0, che se n\u2019\u00e8 andato troppo presto alla fine degli anni 60 anche lui per infarto.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo zio Mario, suo fratello Eduardo e il cugino di mamma Salvatore Giunta, avevano costruito una Balilla con il cassone per il trasporto merci. L\u2019avevano tagliata in due e poi avevano montato un pianale su due balestre costruite a mano e realizzato un piccolo furgone. Mario ed Eduardo erano i maghi del motore, mentre Salvatore era un vero meccanico: tornitore e fresatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte abitava il \u201cMaestro Recupero\u201d, Francesco e come il Santo era semplice ed austero nel suo incedere. Almeno questo \u00e8 il mio ricordo. La otto e cinquanta FIAT coloro caff\u00e8 latte. Il vestito grigio sempre in ordine in inverno oppure beige d\u2019estate, quando solo negli ultimi giorni di scuola prima delle vacanze si concedeva una polo bianca e smetteva di indossare la giacca. Non aveva figli: anzi ne aveva tanti, politicamente parlando, vero Pucci!<\/p>\n\n\n\n<p>Dove Via Giovanni Prati si restringeva, prima di confluire in via Umberto I,&nbsp;&nbsp;c\u2019era la bottega di Donna Sara che vendeva di tutto in un contesto di igiene ben poco compatibile con gli alimentari e non solo: la ricordo ancora aperta fino a diversi anni dopo che eravamo andati a vivere in Via Matteotti, dove pap\u00e0 e mamma avevano costruito la loro casa con la cooperativa Nuova Domus: tempi felici furono quelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ci siamo dovuti trasferire in centro, nella palazzina che suo pap\u00e0, nonno Peppino, aveva fatto costruire, o meglio aveva progettato, costruito e diretto i lavori, lui \u201call in one\u201d, come spesso succede in meridione o anche in altri luoghi in cui qualcuno si crede Superman.<\/p>\n\n\n\n<p>La mamma aveva bisogno di stare vicino ai suoi genitori per poterli accudire senza trascurare me e Corrado e soprattutto pap\u00e0, che era molto esigente quando usciva da lavoro e tutto doveva essere pronto per il pranzo.&nbsp;<em>\u201cA pasta ca sassa tinciuta\u201d<\/em>, cos\u00ec definiva il suo primo piatto preferito: pasta con pochissima salsa, il sugo di pomodoro come lo chiamano al nord, ma ben ristretta. Guai se si intravvedeva dell\u2019acqua intorno al passato di pomodoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte all\u2019officina di Bonanno e Molino c\u2019era una falegnameria. A destra delle casette con il cortile intorno mentre a sinistra la Via Giovanni Prati si inoltrava nel quartiere di San Giovanni.<\/p>\n\n\n\n<p>A sinistra dell\u2019officina di Zio Mario c\u2019era un rifornimento di benzina e c\u2019\u00e8 ancora, proprietaria la mamma di Francesco e Aurelio, che poi furono miei compagni di squadra nell\u2019OR.SA, la squadra di calcio dell\u2019oratorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti la Via Marconi, che incrocia la Via Ugo di Sant&#8217;Onofrio, la statale 113 che va perso Palermo, una delle due arterie quasi parallele che attraversano Barcellona e Pozzo di Gotto fino alla chiesa di San Giovanni.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019altra parte la Via Operai, che si apre in Piazza Libert\u00e0, con il palazzo dei Salvo da una parte e il palazzo Caliri dall\u2019altra e le altre abitazioni a fare da corona al tratto di statale che va verso Messina. E sotto, il negozio della Zia Aurelia, l\u2019unica sorella di pap\u00e0 ancora viva. La Zia Caterina invece \u00e8 l\u2019unica sorella di mamma ancora viva. Ed entrambe sono ultra novantenni.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo luogo era crocevia della vita di Barcellona: si fermavano i pullman di linea; c\u2019erano gli artigiani e i commercianti che si affacciavano con i loro negozi, c\u2019era la pescheria e il mercato della frutta e verdura a pochi metri di distanza, oggi \u00e8 diventata la movida invernale di Barcellona. C\u2019ero io che spadroneggiavo con il triciclo in lamiera e il mio ginocchio ne sa qualcosa e \u201cu paninu ca muttadella\u201d, vero Adele e Terina!<\/p>\n\n\n\n<p>Napoli Centrale, recita il cartello blu con la scritta bianca mentre in cuffia ci sono i Simply Red \u201c<em>Live at the Royal Albert Hall<\/em>\u201d. Il treno si ferma. Mi sposto nel posto di fronte per viaggiare nel senso di marcia.<\/p>\n\n\n\n<p>E continua anche il mio viaggio nella memoria dei ricordi.<\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0 aveva la 850 grigia, oggi il colore di moda. Con quella si usciva la domenica per andare dai nonni o tutte le volte che si doveva andare da un parente o ad un evento importante. In particolare si andava a Sant\u2019Agata di Militello da sua sorella Angelina. Il mio primo compleanno fu festeggiato l\u00ec perch\u00e9 era anche il compleanno della casa di Zia Angelina e Zio Edoardo. Si trasferirono a Sant\u2019Agata negli anni sessanta perch\u00e9 lo Zio trov\u00f2 lavoro nella concessionaria Fiat pi\u00f9 importante della provincia di Messina nella zona tirrenica.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la 850 si andava anche a Messina e si passavano i Colli di San Rizzo. Meta era la Standa: ricordo come fosse oggi il banco con le boccettine colorate di profumi che era la mia attrazione. \u201cZio Silvio\u201d non era ancora arrivato!<\/p>\n\n\n\n<p>La mamma davanti, ovviamente, e noi due dietro, cos\u00ec ricordo. In auto potevano esserci anche altre persone, ovviamente la Zia Maria, sorella di pap\u00e0 che mai vide l\u2019abito bianco indosso a lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho memoria di una lavastoviglie che era pi\u00f9 alta di me ed era posta in cucina prima di entrare nello sgabuzzino. La cucina aveva una grande finestra che dava nel pozzo luce del palazzo e quindi tutte le famiglie che condividevano il lato nostro si potevano parlare da quella finestra. Le imposte erano in legno con vetri sottilissimi. Sotto, al primo piano, abitava la Zia Ninetta con suo marito Vito. Prima di me era arrivata Annamaria e dopo di me Carmelo, che ha preceduto di un anno Corrado. Annamaria e Carmelo se ne sono andati troppo presto, in quella tragica domenica del 21 dicembre 1986.<\/p>\n\n\n\n<p>In quella casa le feste di compleanno erano un momento di gioia di vissuto da tutte le famiglie che vi abitavano. Antonella e Nicola erano i pi\u00f9 grandi, Domenico e Mariella subito dopo di me e Corrado. Ci dovevano essere sei famiglie. Ahim\u00e8 non le ricordo tutte. Me ne mancano due se avete fatto i conti: i Bonanno, i Molini, i Sugamele, il cognome di Zio Vito da Furgatore comune in provincia di Trapani, e noi i Gentile. La Signora Venera, mamma di Domenico e Mariella, era terrorizzata dalla mia presenza perch\u00e9 io ero secondo lei un demonio che torturava i suoi figli: tanto ero irrequieto e monello. Ma io giuro di non avere un ricordo tale.<\/p>\n\n\n\n<p>A fianco alla cucina, che mamma viveva nella quasi totalit\u00e0 della sua giornata, che iniziava con il preparare la nostra colazione a base di latte e biscotti, i&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=-JRC2oh0g4M\">Montefiore<\/a>&nbsp;insostituibili, c\u2019era la sala da pranzo. Pap\u00e0 non l\u2019ho mai visto seduto a fare colazione a quel tempo. Non so se la faceva. Ed in ogni caso quando noi eravamo piccoli al mattino prima delle 8 lui era gi\u00e0 in giro a fare la spesa e poi si recava a lavoro. Era impiegato in Comune.<\/p>\n\n\n\n<p>La sala da pranzo aveva il tavolo grandissimo. Io e Corrado lo utilizzavamo di nascosto per giocare a nascondino e talmente era grande che ci ficcavamo sotto. Poi c\u2019erano un mobile di quelle chi si usavano a quel tempo per contenere bottiglie e piatti, da tirar fuori solo per le occasioni importanti. Si trattava del servizio di piatti da 12 persone, regalo immancabile di matrimonio, fatto da un parente o un amico tra i pi\u00f9 importanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u201cservizio di piatti\u201d per chi \u00e8 nato dopo il duemila significa poco, direi forse che \u00e8 meglio spiegare in cosa consiste: 12 piatti piani, 12 piatti fondi, 12 piattini da frutta, la zuppiera, la scodella per la pasta, il piatto di portata, ne manca uno perch\u00e9 dovrebbero essere 40 pezzi come diceva la Zia Aurelia che li vendeva. Poi c\u2019era la posateria, ossia il servizio di posate. Di nuovo: 12 forchette, 12 coltelli, 12 cucchiai, 12 forchettine per il dolce o la frutta, il mestolo, le posate di portata. E poi c\u2019era il servizio di bicchieri. E poi c\u2019era il servizio da te e caff\u00e8. E avanti cos\u00ec. Io ero un esperto di questi articoli perch\u00e9 la Zia Aurelia li vendeva nel suo negozio ed i suoi articoli erano i migliori del paese, diceva lei! Era per\u00f2 difficile che in una famiglia ci fossero regali ripetutile. Eppure non avevano internet o i social per mettersi d\u2019accordo. Il mobile ospitava anche i liquori, le bottiglie di marsala o di alcolici vari, sempre frutto di regali ricevuti in occasione di festivit\u00e0 o altra ricorrenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la cosa pi\u00f9 importante era la TV. L\u2019apparecchio che si poteva utilizzare solo al pomeriggio dopo i compiti e che loro utilizzavano solo la sera. Non ricordo di averla mai guardata, per\u00f2 conoscevo gi\u00e0 il telefilm Zorro e lo imitavo cavalcando il mio cavallino a dondolo, che stava l\u00ec. Ma in casa ci stavo veramente poco, a meno che non avessi la febbre. Ero sempre in giro, oppure in casa di qualcuno dei vicini o dei parenti. Oppure al negozio di Zia Aurelia, in particolare dopo che \u00e8 nato Corrado perch\u00e9 mamma aveva gi\u00e0 il suo bel da fare con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>La sala aveva due porte, l\u2019altra dava sul lungo corridoio che iniziava all\u2019ingresso e arrivava fino in camera da letto di mamma e pap\u00e0. Li siamo nati io e Corrado. C\u2019era Luigi, il Dottor Coppolino, immancabile loro amico presente in ogni momento delicato o importante della loro vita. Anche lui da qualche anno ci ha lasciato. Al funerale di mamma c\u2019era Raffaella. Con gli occhi gonfi di lacrime mi ha sussurrato: \u201cA mamma lo dir\u00f2 un po&#8217; alla volta\u201d. Luigi Era il nostro medico di famiglia. Io penso che lui e pap\u00e0 \u201csiano nati amici\u201d. Era diventato il nostro consigliere. Ricordo quando a met\u00e0 degli anni 70 a pap\u00e0 diagnostic\u00f2 il diabete e lo port\u00f2 in tutta fretta a Roma al Policlinico Gemelli per le cure del caso. Quell\u2019uomo, che pazienza. Era anche che artista perch\u00e9 dipingeva e scriveva!<\/p>\n\n\n\n<p>Percorrendo il lungo corridoio di questo appartamento, che per me da piccolino sembrava grandissimo, prima di arrivare in camera da letto si raggiungeva la cameretta dei bimbi, che all\u2019epoca non erano sperduti: oggi chiss\u00e0, forse siamo tutti \u201cbimbi sperduti\u201d. Ma forse no. Arriva un tempo che loro vanno, intendo mamma e pap\u00e0, cambiando forma e sostanza, ma soprattutto dimensione. Chiss\u00e0 in quale spazio tra gli spazi si trovano adesso. Li immagino insieme, bellissimi nei loro abiti eleganti con gusto. Quel gusto nel vestire che ci hanno trasmesso e che fa parte di noi come caratteristica distintiva. Cos\u00ec come lo sono gli occhi azzurri di Corrado, che ha preso da nonna Angela, la mamma di mamma. Oppure la laboriosit\u00e0 che le famiglie artigiane di provenienza ci hanno trasmesso. Mai un minuto fermi. Sempre qualcosa dobbiamo fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mamma mai un minuto ferma. Cucinare, pulire, accudire i figli, la biancheria. Preparare le torte e la focaccia per le feste di compleanno o per ogni altra occasione che per noi era buona per fare festa ed invitare qualcuno a casa. E s\u00ec perch\u00e9 casa era sempre piena di bambini. Sebastiano il primo. Riassettare, soprattutto dopo ogni festa e i nostri compleanni, che si festeggiavano con puntualit\u00e0 il giorno in cui ricorrevano. Il telefono era all\u2019ingresso. Serviva solo per le telefonate importanti, se qualcuno stava male oppure se bisognava accordarsi per un incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lungo corridoio era identico a quello di Zia Ninetta, che lei teneva splendente come un marmo luccicante.<\/p>\n\n\n\n<p>Io lo percorrevo a tutta velocit\u00e0 e pattinavo fino ad entrare in scivolata dentro la camera de letto, che fosse quella di mamma o la sua. Mii! Eppure nessuno mi diceva niente. Sar\u00e0 perch\u00e9 \u201c<em>non si nnaddunaunu<\/em>\u201d. Gi\u00e0 non se ne accorgevano che io entravo in casa! Ah, ah, Ah.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi gi\u00f9 per le scale come un puledro. E la Zia Ninetta: \u201cIn questo palazzo ci sono i cavalli!\u201d Uno, uno solo. E bastava per tutti. E lei, mia mamma, se la doveva sentire. \u201c<em>Cucina cos\u00ec, lava cos\u00e0. E la pasta stai attenta che non si scuocia se no mio fratello Pippo&#8230; E attenzione al colletto della camicia e ai polsini. E i ragazzi devono uscire ordinati con i capelli pettinati\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon ce la faccio pi\u00f9\u201d: chiss\u00e0 quante volte lo avr\u00e0 pensato e quante volte lo avr\u00e0 sussurrato. Ma a mio padre mai nulla avr\u00e0 detto. Zia Ninetta lo aveva cresciuto lei pap\u00e0. Il sesto di sette figli che la nonna Maria ha avuto a pi\u00f9 di dieci anni di distanza dalla prima Angelina. E poi Giovannino, Mimmo, Ninetta, Aurelia, Pippo (mio pap\u00e0) e Maria. Ne \u00e8 rimasta solo una: l\u2019highlander Aurelia. A novembre compir\u00e0 95 anni.&nbsp;<em>E ca mi femmu<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Mamma invece era figlia di Peppino e di Angela Rossello. Lui imprenditore ed ebanista tutto fare. Aveva sei figli, Caterina, Salvatore, Antonio, Antonia, la zia Maria, poi c\u2019era mia mamma ed infine Letizia. Mi raccontava che i primi suoi due fratelli erano morti appena nati o poco pi\u00f9 e quindi sarebbe stati in 8. Mi raccontava che suo pap\u00e0 i figli li faceva lavorare tantissimo sin da piccoli, ma voleva che lei e Letizia studiassero. Aveva un debole per la pi\u00f9 piccola, appunto la Zia Letizia, e per questo lasci\u00f2 che se ne andasse a Roma a studiare all\u2019ISEF dove poi divent\u00f2 insegnante di ginnastica. Ultimo incarico al Mamiani di Roma. Lei inseparabile con lo Zio Nuccio, pi\u00f9 bello di Alain Delon, e con lui ha vissuto fino alla fine e per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche mamma voleva insegnare dopo essere diplomata alle magistrali con la sua inseparabile amica Mimma, \u201ca figghia i cummari battistina che stava a nchianata u ponti\u201d. Praticamente fianco a fianco perch\u00e9 la casa era proprio all\u2019incrocio tra la Via Giovanni Spagnolo e la via Verdi, prima di arrivare sulla copertura del torrente Longano dove si trovano il Municipio e l\u2019oratorio Salesiano, per\u00f2 in territorio Pozzogottese. Ed in verit\u00e0 per qualche anno lo ha fatto. Aveva preso le attivit\u00e0 di pre-scuola a Novara di Sicilia (corsi e ricorsi storici) per fare punteggio e sarebbero bastati ancora pochi anni per avere il punteggio necessario al tempo per passare di ruolo come maestra alle elementari. Poi successe un patatrac. Le zie si misero in mezzo e riempirono di chiacchiere la testa di pap\u00e0: \u201csavavaddari i figghi, chi \u00e8 sta scola\u201d. Si ripresero la 500 bianca che era intestata a Zia Maria, che aveva la patente, e mio padre la costrinse a rinunciare. Lei era da sola e non ce la fece a combattere questa importante battaglia per la sua indipendenza quanto meno mentale: magari oggi sarebbe una anziana signora alla soglia dei novant\u2019anni oppure no. Chi lo sa. Sicuramente lei ha avuto molti rimpianti per come sono andate le cose su questo versante e me li ripeteva in continuazione e soprattutto quando bisticciava con pap\u00e0 e soprattutto con le zie. Non poteva sopportare che io le parlassi di Aurelia o che andassi da lei a trovarla. Poi qualche hanno fa ha dimenticato tutto: non ricordava pi\u00f9 la cognata. Ha trascorso la sua vita fianco a fianco a pap\u00e0 assecondandolo in tutto. Dal viaggio in America, uno dei pochi fatti per svago, a quelli causati dai problemi di salute che affliggevano entrambi. Poi un paio di viaggia Torino: la mia laurea, il matrimonio di Nino e Lucia, la nascita di Marta e ancora qualche ricorrenza. L\u2019ultima volta che \u00e8 venuta a Torino era Natale e pap\u00e0 non c\u2019era pi\u00f9. Poi la sua memoria \u00e8 peggiorata non ricordava pi\u00f9 i fatti e le persone. Aveva fatto tutti i controlli e a parte questo e la sua bipolarit\u00e0 era tutto in ordine, anche il cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato un fulmine a ciel sereno.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei ci vestiva sempre di tutto punto. Le scarpe sempre pulite quando uscivamo. I vestiti perfettamente in ordine. Ricordo i pantaloncini gialli \u201ca piquet\u201d sopra il ginocchio e la camicina blu. Era d\u2019estate. La cintura e le scarpe di cuoio, rigorosamente di cuoio, perch\u00e9 per mio padre le scarpe da ginnastica non esistevano a prescindere. Ci avevano portato ai giardini difronte alle scuole e gi\u00f9 foto una dietro l\u2019altra. Ma quante. E quanti ricordi. E ad agosto quante lacrime verseremo io e Corrado, quando tenteremo di mettere ordine a quel patrimonio infinito di ricordi. Oppure d\u2019inverno. Pantaloncini corti, cappottino e berretto con i copri orecchi. E gi\u00f9 foto. Mamma mano nella mano, uno a destra e l\u2019altro a sinistra. Pap\u00e0 alla macchina fotografica. Ricordo anche quando andavamo dalla parrucchiera. Ciao Liliana, ore ed ore prigionieri nel tuo negozio di Via Garibaldi. Vicino c\u2019era il cinema Maya e il mercato, sempre lo stesso, ma con ingresso dal lato opposto alla via Operai.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"593\" src=\"http:\/\/ninogentile.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Ninoingiardino-con-mamma-e-papa-scaled-e1750312276642-1024x593.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1161\" srcset=\"https:\/\/ninogentile.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Ninoingiardino-con-mamma-e-papa-scaled-e1750312276642-1024x593.jpg 1024w, https:\/\/ninogentile.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Ninoingiardino-con-mamma-e-papa-scaled-e1750312276642-300x174.jpg 300w, https:\/\/ninogentile.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Ninoingiardino-con-mamma-e-papa-scaled-e1750312276642-768x445.jpg 768w, https:\/\/ninogentile.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Ninoingiardino-con-mamma-e-papa-scaled-e1750312276642-1536x890.jpg 1536w, https:\/\/ninogentile.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Ninoingiardino-con-mamma-e-papa-scaled-e1750312276642.jpg 1988w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">oppo_0<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Infine la terrazza.<\/p>\n\n\n\n<p>Palestra a cielo aperto di gioco. La prima corsa in bicicletta. Le prime cadute. Con mamma che immediatamente veniva a soccorrermi, lasciando i panni da stendere per vedere che non mi fossi fatto troppo male. E una volta ci devo essere andato molto vicino perch\u00e9 vidi arrivare Luigi, il gi\u00e0 citato medico di famiglia, pronto ad intervenire per medicare la ferita procuratami nell\u2019inguine dalla leva del freno che non aveva trovato ostacoli a infilzarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono riuscito a salutarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Se ne \u00e8 andata giorno 11 giugno. \u00c8 nata l\u201911 ottobre. Io sono nato l\u201911 luglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte coincidenza. Numeri. Tanto un numero vale l\u2019altro. Certo ma il funerale il 13 giugno. Anche pap\u00e0. Certo un numero vale l\u2019altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Corrado ce l\u2019aveva tra le braccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec se n\u2019\u00e8 andata. In punta piedi. Senza dare disturbo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo che pap\u00e0 era mancato il 12 giugno del 2019, a proposito lei l\u201911 giugno e lui il 12 giugno, sempre coincidenze. Aveva chiuso baracca e burattini e non ne voleva sapere pi\u00f9 dopo la morte di suo marito di fare qualsiasi cosa. Solo la Signora Giusy era riuscita a farla sorridere un po&#8217; e si era affezionata a lei. \u201cMamma la Sig.ra Giusy \u00e8 arrivata?\u201d E lei mi rispondeva: \u201cChi?\u201d \u201cMamma ma sei sola\u2019\u201d \u201cNo, c\u2019\u00e8 una Signora.\u201d \u201cEcco mamma, si chiama Giusy\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ciao Mamma, saluta Pap\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ciao Lidia.<\/p>\n\n\n\n<p>Scritto sul treno Villa San Giovanni \u2013 Torino il 17 giugno 2025<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lidia, l\u2019ho conosciuta un gioved\u00ec di luglio nel 1963, alle 7 e 45 del mattino. Ciao Mamma. Tutto \u00e8 compiuto. Sono in treno e ritorno a casa da mia moglie e dai miei figli. 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